L’occhio del maestro

L’occhio del maestro è simile a quello del fotografo di strada e di natura, è sempre aperto a usare il suo linguaggio per interpretare quanto accade intorno, è un occhio che mentre guarda vede e lì si ferma curioso.
Passeggiando lungo la spiaggia, non può impedirsi di notare la piccola creatura che scende dalla pedana inclinata, con una pendenza importante necessaria a far scivolare le derive.
La vede andare su e giù, senza paura del suo movimento incerto, impegnata a sperimentare tutto quanto il suo corpo può esprimere nell’incontro con quell’ambiente:
la salita e la discesa, i piedini che affondano nella sabbia, cadere e provare il piacere di mani che scavano prima di rialzarsi.
Poi la bambina osa di più, mette un piede sullo skateboard che scivola via, le sfugge; deve averci provato altre volte e sa che non riuscirà a salire in piedi, allora ci si siede sopra, come per trasformare un limite in competenza.
Mentre lei fa tutto ciò, tra le gambe di adulti che parlano, un’altra bimba, della stessa età prova la discesa ma il padre si precipita a darle la mano.
Lo avrebbe fatto anche con l’altra, ma non è sua figlia, è tedesca e loro sono più abituati, dice il papà, a lasciare fare ai bambini.
C. D’A.