Domande in natura

“Che cosa è?”
“Come si chiama?”
Quando con i bambini più piccoli si va in giro in natura ad esplorare, a “caccia” di erbe, sassi, fiori ed altro, le domande che frequentemente nascono spontanee e rivolgono agli adulti sono “Che cos è?”, “Come si chiama?”.
Sembra per loro una necessità, il primo passo per la costruzione di un rapporto empatico, più che scientifico con l’ambiente… “Come ti chiami?”, “Chi sei?”.
Non sempre è facile rispondere.
A volte noi adulti non siamo in grado di identificare immediatamente con un nome volgare o scientifico ciò che osserviamo insieme a loro.
Ma è importante “nominare” la natura oppure, come ha affermato J. Fowles “il nome di una pianta o animale è come un vetro sporco che si frappone tra noi e loro”?
Classificare una pianta, e in generale un essere vivente, è un gesto di rispetto per la sua individualità.
Il “dare nome” è un elemento che entra nelle prime fasi del processo esplorativo e di avvicinamento alla natura dei bambini, che fa uscire ciò che osservano dalla grande massa indifferenziata e spesso caotica della natura.
I bambini ne sentono il bisogno, entrano in relazione, emotiva e conoscitiva con la natura anche dando un nome.
È un ”gesto… letterale“, ma chiaro e spontaneo come l’indicare la scoperta, che si unisce alla loro intrinseca abitudine di raccogliere e collezionare reperti e oggetti naturali.
Ascoltiamoli e accompagniamoli in questa esigenza di identificazione e appropriazione anche “nominale” della natura, ma solo quando si presenta, quando è richiesta, quando ha senso, senza cadere nella trappola della ricerca tassonomica e classificatoria, che li annoia e distrae dalla relazione intima e sensoriale con il mondo naturale.
Non importa quale nome usiamo, scientifico, volgare… L’importante è che si possa comunicarlo nel momento della scoperta, dell’avvicinamento, dell’osservazione, dell’emozione condivisa.
Che il nominare nasca dal sentire, soprattutto nella prima infanzia.
Il ”tempo” del nominare sarà fecondo se avremo dato la possibilità di sperimentare in libertà la sensibilità del “sentire”, quelle corde vibranti tra bambini e natura che si strutturano nei primi anni di vita.
A volte, se non si conosce il corretto nome di ciò che si esplora, sarà bello anche inventare insieme un nomignolo “privato”, affettuoso, sulla base dei diversi punti di vista e degli attimi avventurosi, di indagine o contemplativi che stiamo vivendo in natura.
Ci sarà poi tempo per riprendere o integrare con la classificazione scientifica.
La creazione di un “lessico-naturale”, familiare e inventato, si imprimerà nella memoria.
Il nome “falso” rimarrà vivo e presente per sempre, accanto a quello “vero”, ma solo il primo avrà il magico potere di riportare agli odori, suoni, immagini e sensazioni dei luoghi di natura insieme attraversati.

Nomi

FC, foto da formazione sulla documentazione fotografica a Jesi