Arma o possibilità

L’educazione è un’arma straordinaria.

Vorremmo scrivere leva, strumento, possibilità.

Ma l’educazione è ancora troppo spesso un’arma: come una pistola, a volte colpisce in punti sbagliati perché la mira non è stata calcolata tenendo conto dell’obiettivo, altre ha colpi in canna che partono involontariamente perché non è stata messa la sicura, altre ancora è scarica e spara colpi a vuoto che cadono sul cemento come occasioni mancate. È un’arma, perché non è nelle mani di chi dovrebbe ottenerne benefici, ma in quelle di chi quei benefici li sceglie per altri, a volte consapevolmente, altre involontariamente. È un’arma perché potrebbe liberare e invece ancora troppe volte ferisce.

L’unico modo perché sia una leva, uno strumento, una possibilità è che chi la tiene tra le mani sia a sua volta considerato, accolto, nutrito, per poterne giocare con consapevolezza tutta la responssabilità; sia nelle condizioni di studiarne tutte le potenzialità, smontandola per guardarci dentro, provandone ogni traiettoria, imparando a prendere la mira, facendone difesa e protezione. Resterà ancora un’arma, almeno finché l’educazione prevederà che in essa si giochino anche profonde dinamiche di potere, ma almeno queste verranno rese consapevoli, permettendo così che che le sue parti buone possanno essere quelle maggiori. Proprio come un bastone tra le mani di un bambino.

Forse è per questo che amiamo tanto incontrare chi educa, chi fa scuola: per deporre le armi e costruire insieme alternative buone e naturali di educazione, in cui la chiave sia l’incontro tra adulti e bambini, tra uomini – grandi e piccoli – e mondo, nel rispetto pieno di ciascuno.

MG