Stagioni nel bosco

Che Astrid Lingrend sia cresciuta in una fattoria tra campi, animali e vita all’aperto non è un mistero. Forse il libro che esprime più intensamente questo rapporto con la natura è Ronja -figlia di brigante.

Ronja è libera di uscire quando vuole, può desiderare di catturare un cavallo selvatico, è una  bambina che respira  in sintonia con il bosco vivente intorno alla sua casa-rocca: nonostante l’imprevedibile naturale come nevicate immani, tuoni che squarciano pietre e spiriti selvatici,  nel romanzo non appare mai l’idea di contrapposizione tra umano e selvatico. Il tempo passa attraverso i cambiamenti di alberi, acqua, animali e Ronja  vive con intensità ogni mutamento: l’esplosione della primavera è  forte tanto quanto il freddissimo inverno carico tormente. E l’apparente risveglio della vita dopo un rigido inverno è descritto quasi come un piano sequenza cinematografico che dalle cime degli alberi arriva fino a terra, ad inquadrare una tranquilla vipera al sole, che non disturba nessuno perché nessuno disturba lei: si può convivere con tutto  e tutti, insomma.

Ronja cresce, gioca e conosce nel bosco e insieme al bosco che per molto tempo sarà il suo unico amico. E anche quando arriva un nuovo compagno, Birk, figlio del nemico paterno, il rapporto cresce comunque fuori: Ronja e Birk possono incontrarsi solo nel bosco, qui la loro amicizia è libera da pregiudizi adulti, qui si aiutano e sostengono a vicenda, qui ridono e piangono, qui scapperanno per poter essere ciò che sono, data l’incapacità dei rispettivi genitori di immaginare la loro relazione.

Interessante la riedizione di Mondadori con illustrazioni tratte dalla serie anime  prodotta dallo Studio Ghibli e create da Katsuya Kondo.

 A. Lindgren, Ronja figlia di brigante, Mondadori 2018

MM