Neve, ghiaccio o brina?

A scuola, sul calendario, nell’immaginario collettivo si caratterizzano le stagioni con pochi e semplici elementi: fiori nuovi a Primavera, sole cocente in Estate, foglie cadenti in Autunno e fiocchi di neve che scendono dal cielo in Inverno.
In realtà la natura ha così tante sfumature e tratti indefiniti che il detto popolare “non esistono più le mezze stagioni” non è lo specchio di sbalzi di temperatura improvvisi, quanto piuttosto immagine realistica di una natura che indossa più di quattro abiti l’anno.
Durante le passeggiate mattutine verso la scuola, i prati sono imbiancati e il primo istinto infantile non è che uno, invocare la neve. Lo spettacolo è affascinante: l’aria pungente sul volto, il sole pallido all’orizzonte e l’impressione di prati innevati davanti allo sguardo. Ma non è così: avvicinandosi ci si accorge che non si tratta neve, ma di una cristallizzazione delicata. Ogni foglia, ogni filo d’erba nel prato ha un preciso disegno che ne enfatizza contorni e venature.

Brina

“Non è neve… cos’è? ”
“Brina.”
Già di per sé il nome ha in sé il suono onomatopeitico che richiama i brividi di freddo, ma il significato è ancora più spettacolare: “rugiada cristallizzata”.
Fortunatamente qualche foglia sfuggita al prato si è prestata alla scoperta e al susseguirsi di domande intriganti. Per quanto adulti, non siamo portatori di saperi assoluti, così a volte rispondiamo ai bambini per intuizione:
“Ma questa non è neve. È ghiaccio.”
“Sì, piccolo piccolo.”
“È freddo!”
“Sì.”
“Questa foglia la porto a scuola così la faccio vedere.”
Purtroppo, come è prevedibile, la brina si scioglie presto nel palmo della mano lasciando solo una fogliolina umida:
“Torniamo a cercarne un’altra!”
Quando Matilde ha rivisto il prato non più imbiancato ne è rimasta delusa, ma il primo raggio aveva già sciolto la magia.
“Domani c’è ancora?”
“Forse. Dipende dalla temperatura.”
“Ci vuole il freddissimo? ”
“Beh, no…”
“Ma la brina viene in autunno o in inverno?”
“Dipende.”
“Oh mamma, non sai niente! “