Un nuovo modo di immaginare il futuro delle nostre città

Se la natura fosse il prisma attraverso cui il futuro è stato immaginato, come sarebbe poi vivere in quel futuro?
Ultimamente si sta perdendo la possibilità di inquadrare il futuro. Dopo tutto, solo poche regioni possono diventare la “nuova Silicon Valley.” Tradizionalmente, questi gruppi si concentrano principalmente su motivi di concorrenza economica (la nostra “Silicon Valley” è migliore della tua).
E se provassero qualcosa di nuovo? E se si ponessero una diversa serie di domande?
Cosa sarebbe una città o un sistema sanitario statale simile, se massimizzasse i benefici della vicina natura selvaggia per lo sviluppo della salute mentale e fisica della popolazione di una regione? A cosa potrebbe assomigliare il futuro sistema educativo di quella regione? L’avvicinamento alla natura potrebbe generare un investimento nella riduzione dell’obesità, nella riduzione dei costi di assistenza sanitaria e migliorare i test degli studenti? Molti di noi la pensano così.
E che dire degli sviluppi residenziali o commerciali (e delle ristrutturazioni)? Potrebbero incorporare la natura nella pianificazione di centri nuovi o da rivalorizzare aumentando notevolmente la qualità della vita, per non parlare del valore delle proprietà?
Se la natura fosse maggiormente intessuta nella vita di ogni giorno – se fossero fatti rivivere bacini naturali, se fossero incoraggiati orti comunitari e altre forme di agricoltura urbana (agricoltura e fattorie importate sui grattacieli), quale sarebbe l’economia e lo spirito della regione in, diciamo, dieci o venti anni?
E se gli spazi naturali aperti fossero protetti e nuovi parchi venissero creati, quale sarebbe l’effetto sulla civiltà umana e sul tasso di criminalità? Una serie di nuovi studi suggeriscono che la risposta sarebbe profondamente positiva. Come apparirebbero e come percepiremmo le nostre case e i nostri cortili dove fosse stato applicato il principio naturale?
Quale sarebbe l’impatto a lungo termine di una campagna estesa a tutta una regione dove veramente fossero “inverdite” imprese e posti di lavoro? Non stiamo parlando qui solo di risparmio sui costi energetici, ma della creazione di energia umana, attraverso un “design biofilo”, connesso ad una maggiore produttività, ad un minor turnover dei dipendenti e ad una maggiore creatività sul posto di lavoro.
Quale forma darebbe tutto questo, e molto altro, alle capacità naturali dei bambini di questa e delle future generazioni?
Su molti livelli, un tale processo di visione del futuro sarebbe fondamentalmente diverso dalla modalità solitamente utilizzata dalle regioni urbane e dagli stati per pensare al proprio futuro. Gli attuali approcci, ormai logori, si concentrano sullo sviluppo della sola città o del solo stato, o sulla costruzione di un’economia a discapito di altre regioni. Ma una comunità che applichi il principio di natura nutre la vita stessa – che aiuta ogni specie, compreso l’uomo, in tutto il mondo.
Perché non immaginare questo futuro?

Richard Louv (traduzione e adattamento CO)

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