Non solo un quaderno di disegni

“La natura, è vero, sembra possedere già i suoi libri dischiusi, cifrati e misteriosi; sa sfogliare le sue pagine fatte di aria, terra, foglie, acqua, corpi di piume e di ali, di pelo, senza preoccuparsi di noi. Ma mai ci bastò, una volta soltanto, imprimerle nella mente, leggerle e interrogarle, ora con l’aiuto severo della scienza, ora con la grazia della poesia, con l’eleganza delle arti, con la finezza eccitata del canto. Se è e fu sempre così, non ci rimane che aggiungere le nostre storie alle sue.”
Duccio Demetrio introduce il suo ultimo libro sottolineando quanto la connessione tra arte e natura sia nutrita dall’uomo e dal suo istintivo bisogno di esplorarla nelle sue infinite forme. Fermarsi sotto un pino, per cercare di ritrarre il tronco raggrinzito e coglierne le ombre e le pieghe ingrigite dal tempo e umide di muschi, è l’impulso che abbiamo, di fronte alla bellezza naturale, di farla nostra cercando di carpirne caratteristiche ignote. Poco importa se le nostre doti grafiche sono elementari o le nostre parole non riescono ad esprimere esattamente le emozioni provate, il nostro bisogno induce alla contemplazione del particolare. Come un acquerello, anche il nostro sguardo è composto da vari livelli: un primo generale ci offre una visione di insieme dell’elemento osservato, un secondo inizia a coglierne tratti definiti e particolari ignorati infine un terzo crea il legame emotivo, perché oltre ai segni, oltre ai cromatismi, oltre alle proprietà iniziamo a percepire la mutevolezza del soggetto, il cambiamento avvenuto, la vita che si muove e ci parla raccontandoci la storia dell’elemento che noi stiamo osservando.

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Ecco perché disegnare un elemento naturale, in natura, più volte, sullo stesso quaderno degli schizzi, è importante per colui che vuole esplorare e conoscere la natura nella sua mobile essenza: oltre alla percezione del sottile passaggio del tempo su quel tronco così tanto grigio e poco marrone, con i suoi anni colpiti dalla pioggia e dal vento, con le formiche che camminano trai suoi vicoli intrecciati come fili, labirinti in cui scorre la linfa, dietro una pelle dura e ruvida, si nasconde anche il nostro tempo, la nostra natura che raramente ci fermiamo ad osservare nelle sue pieghe e nelle sue cicatrici.
Ritornare più volte a quel pino, ritrarlo, descriverlo, parlare di lui, parlare con lui su un quaderno è documentare la nostra relazione con la natura. Un percorso così apparentemente semplice ci mostra quanto l’immensità della natura e della nostra relazione con essa possa risiedere in un elemento solo e quanto un quaderno degli schizzi possa diventare un prezioso viaggio interiore.20150618_175704SV