Fare scuola

Oggi la questione di quale sia il valore dell’andare a scuola è contemporaneamente forte e nuova. E lo è tanto più quanto più accessibili sono le informazioni che contribuiscono a costruire quella che chiamiamo conoscenza: se connettendomi ad un pc o, per un nativo digitale, ancor meglio ad un tablet posso reperire tutte le informazioni che voglio o di cui ho bisogno, perché andare a scuola? E poi perché andarci se lì quelle stesse informazioni mi vengono messe a disposizione con maggior tempo e minor piacere? E in più neppure quelle che mi attraggono, ma quelle che qualcun altro ha deciso essere rilevanti per me?
Ovviamente ci stiamo provocando, ma le molte forme di educazione alternativa che vediamo sorgere e diffondersi, dall’homeschooling all’unscholling per citarne alcune, non possono non interrogarci ed interrogare, chiamandoci a pensare a quale può essere oggi sia il senso sia il modo per cui andare a scuola ha ancora ragione (e per noi, sia chiaro, ne ha).
Il senso deve trovarsi per forza in un valore aggiunto, dato dalla possibilità non solo di rendere accessibile per tutti la cultura disponibile, che è e resta uno degli obiettivi della diffusione della scolarità, ma anche (per noi molto) di permettere di sperimentare forme di apprendimento in dialogo con gli altri, in linea con una prospettiva della conoscenza che si co-costruisce nel rapporto tra individui e tra questi e il proprio ambiente: questo allora deve essere un primo impegno della scuola, che non può considerare opzionale il lavoro di gruppo, ma farne un punto di forza e una priorità.
Il modo deve stare in continuità con quelli che oggi sappiamo essere i modi con cui gli individui apprendono, modi che somigliano molto a quelli della ricerca adulta, contemplando interessi e dunque motivazioni, partendo da domande autentiche, rispettando le differenti inclinazioni, consentendo di esplorare con i propri tempi, valorizzando la portata dei tentativi e degli errori.
Allora, senza che glielo si chieda, i bambini apriranno i loro quaderni, sfodereranno le loro matite e coltiveranno naturalmente la propria sete di conoscenza.
Questo, nella nostra esperienza, accade più facilmente fuori che dentro, non solo perché fuori tutto è più complesso ed intrigante per i bambini e i ragazzi, ma anche perché fuori è più facile per gli adulti ripensare il proprio ruolo come insegnanti, essi stessi messi alla prova da un’aula meno strutturata e più imprevedibile. Dove un’altra scuola è possibile.
Appunti
MG