Esperienze all’aperto e autonomia

Mettendo da parte una rigida programmazione delle attività, Annie Woods lascia che la natura e la spontaneità siano l’ispirazione dei suoi allievi durante le lezioni nel bosco. Le attività  e il gioco all’aperto funzionano da catalizzatori per l’apprendimento degli alunni, soprattutto nella prima infanzia – dice – ma possono ispirare anche le insegnanti.

“Sono pronta e preparata con tutte le mie risorse didattiche riciclate dagli argomenti trattati lo scorso anno sui piccoli animali. Ma mi domando, questo significa automaticamente essere pronta? Devo avere in mente, fin nei minimi dettagli, tutti i miei piani di azione prima di iniziare la lezione? E che ne dite invece di questa come alternativa? Vestiti, entusiasti e in procinto di avventurarsi nei boschi locali. Quando arriviamo lì vedremo quello che accade e ciò che interessa i bambini”.

Freddie ha trovato una coccinella. Quando si rende conto che ha catturato la mia attenzione, alza lo sguardo dicendo: “Vuole tornare a casa con me…” E poi fingendo di essere la coccinella dice: “Non riesco a volare, è come non avessi le ali. Posso essere solo il tuo animale domestico.” Si volta verso di me, dicendo: “Perché le coccinelle possono usare le gambe quando camminano?  Può salire sulla mia zip. Non vola via da me. Può arrampicarsi sull’albero”.

La cosa che colpisce è il livello della discussione e il tempo dedicato nel racconto dell’attività in cui sono impegnati o verso cui i bambini mostrano interesse con dettagli minuziosi e avvincenti. L’aria aperta sembra permettere loro una maggiore disponibilità di tempo e di spazio che, insieme al gruppo di pari e alla presenza di  un adulto attento, permette di spaziare in lungo e in largo sugli argomenti. Il linguaggio descrittivo usato quel giorno con gli insetti era molto evidente, in quanto essi erano oggetto di una particolare attenzione. L’esperienza si è rivelata essere molto più coinvolgente che introdurre un argomento sugli insetti e attaccare con il piano didattico previsto.

Come risultato dell’interesse mostrato da Freddie, avevo preso un paio di forbici da usare nella nostra successiva visita nel bosco, nel caso in cui fosse emerso interesse per il modo in cui le coccinelle fanno le loro case. Ed infatti è accaduto, per cui abbiamo discusso sui materiali disponibili; è stata fatta una selezione di rami di nocciolo sottili, ma che erano troppo lunghi per gli scopi di Freddie. Gli ho mostrato come usare le forbici in modo sicuro ed egli si è concentrato per un’ora a tagliare i rami; attraverso una stima di calcolo e tagli attenti, alla fine erano tutti, più o meno, di pari lunghezza. Non avrei potuto prevedere per questo argomento specifico, una connessione con l’attività matematica. Questo si è verificato a causa della natura delle risorse, del tempo, del supporto ricevuto e del suo interesse mirato. […] Sono emerse altre grandi domande e richieste di informazioni: avendo potuto, ad esempio, godere dell’opportunità di giocare in profonde pozzanghere nelle settimane precedenti, Ollie ha notato che l’acqua era scomparsa e i bambini si sono messi a scavare per trovarla. […]

Le scoperte all’aria aperta, il gioco d’immaginazione, l’esplorazione, la natura e la scienza, grandi spazi che offrono opportunità di arrampicarsi, di stare accovacciati, di rotolare, di mischiare, dipingere e costruire: tutto questo emerge nell’ambito di un ambiente dove il rischio è valutato al fine di permettere ai bambini di essere sicuri nel fare, piuttosto che al sicuro dal fare.

Questa è la nostra versione di scuola nel bosco, un’idea che viene dall’esperienza scandinava, e  che può incrementare e migliorare la scolarizzazione precoce. Si tratta dell’apprendimento spontaneo in un bosco, circondato e recintato in modo sicuro su tutti i lati. Ma non è necessario avere un proprio bosco dedicato: le aree esterne della scuola, il parco locale, o semplicemente una passeggiata dove vi siano alberi o una collina, dovrebbero essere tutti elementi che fanno parte della quotidianità dell’esperienza scolastica.

Ci sono nidi, scuole dell’infanzia e scuole, in Scandinavia, dove il modello “Scuola nel bosco” non è un complemento, ma parte integrante del progetto educativo, sia come tipologia di servizio in sé che come attività previste. Vi sono bambini di tre anni che sanno quali sono i vestiti appropriati alle condizioni meteo esistenti. Sono abili nell’utilizzo di strumenti diversi, conoscono i confini del bosco, sanno qual è il punto in cui devono far ritorno e anche quali sono i funghi che si possono raccogliere.
Contano, compongono canzoni, sono più consapevoli e rispettosi dell’ambiente, misurano e fanno esperienze sui concetti di movimento, di gravità e di forza. Sembrano anche più sani e con maggiore capacità di attenzione e sanno che la loro voce viene ascoltata attraverso il gioco, i rilanci di domande e il metodo del problem-solving.

Lavoro e gioco nei boschi agiscono come catalizzatori per le loro storie, e successivamente, usando fotografie, la ricerca e l’indagine vengono riportate in classe. Imparano anche a gestire i propri rischi. Il ruolo dell’adulto è semplicemente quello di eliminare i pericoli che non possono vedere accompagnandoli nel loro percorso di apprendimento.

Certamente dopo ogni esperienza, non sono solo i bambini che sono attivi nello sviluppo delle idee; come insegnante torno stupita, ma rifletto e progetto sulle possibilità di indagine che possono verificarsi nella volta successiva.

Annie Woods (traduzione e adattamento CO)

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